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Nelle zone di Reggio
Calabria la zampogna è stata sostituita, non completamente, ma al 90%
dall’organetto, ormai i suonatori sono solo una sporadica rappresentanza
di anziani che ancora suonano il loro strumento. L’organetto, strumento
ad ance libere, a soffietto, è un tipico strumento abruzzese,
assomigliante alla fisarmonica, solo notevolmente più piccolo, esso è
uno strumento ottocentesco ed entrato nell’uso popolare italiano in
sostituzione di più arcaici strumenti etnici.
E’ formato a destra da
diversi bottoni, che hanno una nota aprendo il mantice si estende, e
un’altra quando il mantice si richiude, diverso dalla fisarmonica esso
ha una sola nota, a destra ci sono tre bottoncini, due per i bassi e
l’altro per l’aria. Le serenate, le stornellate, le muttette venivano
accompagnate dall’organetto, persino filastrocche e poesie perché no!
Anche i proverbi, che riusciva a dare un effetto meraviglioso e un suono
melodioso che toccavano l’animo.
In Calabria
viene usato nei balli tondi, là dove viene praticata la tarantella,
esso si rivela uno
strumento insostituibile perché è opportuno, proprio per questo riesce
ad esprimere le sensazioni nell’ambiente popolare, per l' intima
musicalità multiforme e trascinante.
Il suono dell’organetto viene
accompagnato dal tamburello, membranofono di primaria importanza nella
musica e indefettibile, che è uno strumento più antico che viene suonato
con le mani, anche se quelli arabi possono essere quadrati, rettangolari
o esagonali, quelli europei sono in prevalenza rotondi.
Suonatori d’organetto
al mio paese c' erano pochi, anche perché la popolazione
era dedita al lavoro nei campi e alla pastorizia, durante le sacre
paesane o durante le feste religione, i suonatori provenivano dai paesi
limitrofi. Nei miei ricordi, quello che suonava durante i matrimoni o
battezzi girava di casa in casa nel periodo natalizio era
Domenico Tripodi “detto Micu l’orbu” , il quale aveva perso l’uso degli
occhi per lo scoppio dei fuochi d’artificio che lui stesso confezionava,
non era un grande suonatore, strimpellava, ma essendo alla
portata di tutti in qualsiasi momento pronto e disponibile, era per i fossatesi
un punto di riferimento, quasi sempre veniva pagato con alimenti: pane
duro, fichi secchi, pere “cuttei”, fagioli, piselli secchi, avendo lo
stesso una famiglia numerosa da sfamare.
Se qualcuno non suona
bene uno strumento musicale e mene vanto, è rimasto, di questo
personaggio, un modo di dire ancora in voga al mio paese “Sonu comu a
Micu l’orbu”
Vi era un altro
personaggio che suonava la tarantella nei pellegrinaggi a Polsi, quando
la carovana dei fossatesi partiva a piedi per andare alla Madonna della
Montagna. Il suo nome era Nino Tripodi detto “U saddizzu”, altro
personaggio rimasto famoso per il suonare a modo suo la tarantella e
l’accompagnamento del canto durante le serenate, o nelle cantine di vino,
era Linardu Cammara, il quale spesso si accompagnava con un organetto
“scurdatu” (scordato) e per accordarlo veniva aperto il mantice e con la cera
venivano attaccate le linguette e limate con la punta di un coltello.
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