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Al mio paese si credeva e si
crede ancora negli spiriti cattivi, buoni, erranti di notte e anche nei
sogni tanto che molte persone sono rimaste sconvolte da avvenimenti
scaturiti o partoriti dalla propria mente. Le persone che mi hanno
raccontato queste leggende o fatti, per loro erano veramente accaduti o
erano stati vissuti da coloro che glieli avevano raccontato . Questa
storia, ascoltata dalla viva voce di Gnura Catarina, direi
bizzarra,strana e fantastica, riguarda il Folletto “U Fuddittu “ uno
spiritello stravagante e oserei dire mezzo matto. La su citata donna mi
ha raccontato che “u fuddittu” è un essere piccolo piccolo, gira
saltellando per tutta la casa e non si fa quasi mai vedere, è vestito di
bianco, come un monachello (credo che per questo motivo in altri paesi
viene chiamato”U Monochellu”) e porta sulla testa un berrettino rosso.
La notte ruba grano ,olio ,denaro e tutto quello che ha a portata di
mano, insomma ne combina di tutto. Per evitare di essere presi di mira
dal Folletto, molte persone mettevano davanti all’uscio di casa degli
escrementi umani ,altri il giogo dei buoi che rappresenta la
Croce,alcuni ricorrevano all’Acqua Santa. Tante altre cose sul folletto
si sono sapute dopo ,come ad esempio, che in paese c’era una vedova
senza figli e dormiva da sola. Il Folletto vi andava tutte le sere verso
mezzanotte e si coricava sopra questa donna, senza violentarla ,ma man
mano che il tempo passava il Folletto diventava sempre più pesante,
tanto che alla povera vedova le veniva a mancare il respiro. A questo
punto si alzava di scatto e si affacciava alla finestra cercando aiuto a
gran voce. Il vicinato accorreva, però non ha mai visto questo Folletto
e il vicinato si convinse che fosse lo spirito del marito che non
trovando pace andava a farle visita. Una famiglia, mentre il Folletto
le derubata l’olio, accesero contemporaneamente tutte le “lumere “ e
prima che potesse scappare, gli strapparono il berretto rosso che aveva
in testa. Il folletto”U Fuddittu” era uno spiritello forte, furbo e
persuasivo, ma questa povera famiglia per non fargli riprendere il
berretto, lo mise sotto una caldaia di rame annerita dal fuoco. Il
folletto per non sporcarsi il bel vestito bianco dovette scendere a
patti. Infatti, rese ricca la famiglia, la quale se ne andò per sempre
dal paese senza dire a nessuno la destinazione, lasciando l’incarico ad
una sua vicina di andare a prendersi la caldaia di rame senza toccare il
suo contenuto. Al paese, dopo parecchi anni, tornarono i figli di questa
famiglia in visita ai propri parenti e amici, ma non dissero mai come
diventarono ricchi, però la vicina mormorava col la gente che seduto su
una sedia c’era un piccolo uomo che aspettava che essa si prendessi la
caldaia.

Il banditore, al mio paese
era colui che gridando ad alta voce, ”jettava u bandu” avvisava tutto il
paese di cose di interesse pubblico o privato, come editti, vendite di
merci, perdite di oggetti o scomparsa di persone o animali, insomma si
“bandiava’ pi quattru venti”palesava per tutto il paese l’avvenimento
(da qui anche il detto, rivolto alle cose che dovevano rimanere segrete
e invece dicendo ”compari o cummari vi dicu nu fattu, ma mi resta tra
nui e vvui, venivano ad essere a conoscenza di tutto il paese. Il
banditore si portava sui punti più alti del paese là dove l’eco della
sua voce raggiungeva la maggior parte della gente e cominciava “Bandu e
bandu piddaveru ….(Bando e bando serio….) e poi diceva il motivo per cui
era stato annunciato. Poi andava in giro per le vie e per i vicoli del
paese ad annunziare la buona o la cattiva notizia. La gente usciva dalle
proprie case o si affacciava alle finestre o lasciava momentaneamente il
lavoro per ascoltare e commentare quello che aveva sentito gridare dal
banditore. Alle volte veniva pagato il banditore per annunziare anche
delle cose ridicole o a voler prendere in giro, senza cattiveria, un
personaggio in vista, sia esso contadino ,sia esso benestante. Ecco
alcuni avvenimenti tramandati oralmente, ”cu sapiva scriviri i ddi tempi
“ chi sapeva scrive a quel tempo e quei pochi avevano altro a cui
pensare. Gli ultimi banditori fossatesi furono Sarbu Cucchia e Peppi
Portulisi, conosciuti più col soprannome che con le vere generalità.
Purtroppo dopo la loro dipartita nessuno ha raccolto l’eredità
dell’occasionale mestiere. Per il mutare dei costumi e delle abitudini,
bandi non se ne fanno più. La voce di questi banditori era ascoltata con
interesse dalla gente, sia che annunciasse la vendita del mosto o del
vino nuovo o di altre mercanzie, sia che avvertissero la popolazione
per l’improvvisa necessità della interruzione del servizio dell’acqua
potabile o per altre urgenti comunicazioni cittadine. Rimanevano sempre
a disposizione della Pubblica Amministrazione ricevendo poche lire per
le loro prestazioni. Dai privati i compensi erano gli stessi prodotti
che reclamizzavano. L’inconfondibile timbro della loro voce rimarrà per
sempre nelle orecchie di chi li ha conosciuti in quella attività, questa
attività che non solo a Fossato è scomparsa da quando Sarbu Cucchia e
Portulisi hanno smesso di fare i banditori ma credo che essa sia stata
superata dal modernismo che consente ormai l’uso del manifesto anche
nei più sperduti casolari di campagna, lasciandosi alle spalle i metodi
e i sistemi di consumazione medievali e adeguandosi, come tutti, a
quella dei canali televisivi e della carta stampata. Uno dei tanti bandi
veri e allo stesso tempo adottati dal popolo come aneddoto :”bandu e
bandu piddaveru, cu vitti i bertuli di Peppi u Cambareri e u scifu i
Donna Cuncetta” ,(chi ha trovato la bisaccia di Giuseppe Cambareri e il
cruocolo di Donna Concetta, primo oggetto smarrito e il secondo rubato
). Ci sono stati altri bandi curiosi e burleschi, ma per questi
rimando il visitatore alla pagina delle curiosità.

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