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Le orazioni non
essendo state scritte, o stampate, gradatamente vengono dimenticate e
stanno per scomparire. Non so perché nelle chiese o durante le
processioni non si cantano più. Forse
perchè sono state vietate, ecco perchè pochi anziani ricordano queste orazioni tramandate oralmente dai propri progenitori.
I
giovani non sono attratti da queste anticaglie, distratti come sono, salvo rare eccezioni, dal modernismo,
pertanto quali possono essere l e convinzioni religiose di chi ha il piacere o la pazienza di leggermi,
credo sia stato necessario raccogliere questa mia testimonianza per non
fare disperdere e scomparire queste espressioni di credenza e di manifestazione popolare, di folklorismo e di spiritualità.
Queste devozioni sono
conformi alla mentalità dell’epoca, recitate nelle varie fasi della
giornata nella semplicità popolare. Anche se gli autori sono ignoti, si
confrontano con paesi vicini, essendo stati tramandati
oralmente per varie generazioni. Certamente abbondano di aggiunte e sovrapposizioni o
mancano di parole o di versi o la rima non combacia, oppure contengono delle parole travisate, e perciò astruse ed incomprensibili,
cerco di
sottrarli alla estinzione.
La buonanima di mia madre, donna pia è devota, semianalfabeta non per scelta, quando ero
bambino e non andavo ancora a scuola, mi insegnò, e lo ricordo ancora “Angiulu di Diu” in dialetto, orazioni da recitare il mattino appena
alzato e la sera prima di addormentarmi, perchè in italiano non lo
sapeva (in seguito mi venne insegnato in italiano nelle sere in cui si
doveva andare in chiesa per imparare “a dottrina” di Dio).
ANGIULU DI DIU
Angiulu di Diu,
divinu cumpagnu miu,
ccumpagnimi starira,
non mi moru i mala ira,
accumpagnimi dumani,
no mi moru senza campani,
Libirammi i mala sorti
e di subitania morti,
guerra, malu tempu e malata:
Gesù, Giuseppi e Maria.
Mia madre è rimasta
vedova molto giovane. Una volta la mese mi portava al Camposanto per
pregare sulla tomba di mio padre. Per tale occasione, prima di entrare
in quel luogo santo, recitava la seguente orazione, che io nell’averla
ascoltata tantissime volte l’ho imparata a memoria:
SALUTU ‘E MORTI
Vi salutu morti tutti
animi sani e corpi rrutti,
A undi eruvu, nui simu,
a undi siti nui vinimu,
vui priati a Diu pi nui,
puru nui priamu pi vvui.

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