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LA
MELENZANA NELLA TRADIZIONE FOSSATESE
La melanzana (a mulingiana) è il
frutto di una pianta molto coltivata a Fossato Jonico. La stessa
arricchiva la povera mensa del popolo contadino. In insalata, ripiena,
con il pomodoro, questi frutti dell’orto avevano e hanno immensa gloria
come componenti della “giambrotta”,
che è una sorta di miscuglio con peperoni, patate, melanzane, sedano,
pomodori, e cipolla; il tutto fritto nell’olio con olive verdi e sale.
Per confezionare una vaso di
melanzane sott’olio, i miei compaesani pelavano l’ortaggio e lo
tagliavano a fette. Quindi venivano salate e messe in un recipiente ove
venivano compresse da un peso e lasciate in salamoia per molte ore, di
solito 24. Passato questo tempo venivano strizzate e poi immesse e
sistemate in un vaso di vetro. Ogni strato veniva condito con olio,
peperoncino rosso spezzettato, origano e un pochino di aceto forte.
Poi si copriva con olio fino
all’orlo volgendo molta attenzione che lo stesso si infiltrasse fino in
fondo al vaso e infine messo in dispensa.
A Fossato era molto apprezzata la “Giardiniera”.
Si tagliavano le melanzane a fette sottili per il lungo e prendendole
poco per volta si immergevano nell’acqua bollente, scolate molto bene e
poi messe su un cesto ad asciugare. Ultimato il lavoro, veniva posto
sulle melanzane un peso e lasciate per 24 ore. Poi si prendeva un vaso
di terracotta smaltato, si cospargeva il fondo di sale, si mettevano le
melanzane a strati, mettendo, tra uno strato e l’altro, sale, semi di
finocchio selvatico, aglio a fettine, e peperoncini rossi tagliati a
piccoli pezzettini. A chiusura veniva posto “u
timpagnu” (un disco di legno rotondo che doveva entrare nella
“bocca”del vaso) e sopra questo veniva collocato una pietra pulita
badando che la stessa stesse ferma.
Il liquido che usciva dal
timpano, bisognava toglierlo di volta in volta per mezzo di una
pezzuola. Infine, quando si serviva a tavola, si irrorava d’olio. Con
pochi e semplici prodotti confezionavano questa specialità ed ancora
molte donne lo fanno, a conferma della gente di Fossato austera, di
poche parole e di cucina ridotta all’essenziale. Nella conservazione
delle verdure sta uno dei capitoli più caratterizzanti della cultura
alimentare fossatese.

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